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26.02.2010 h 19:33

Week end a Parigi con Le Corbusier

Appartamenti Rue Nungesser-et-Coli

Appartamenti Rue Nungesser-et-Coli

Maison Ozenfant

Maison Ozenfant

Maison Ozenfant

Maison Ozenfant

Maison Plainex 1

Maison Plainex
Padiglione del Brasile

Padiglione del Brasile

Padiglione del Brasile 2

Padiglione svizzero

Padiglione svizzero

Padiglione svizzero

Padiglione svizzero

Pianta Parigi

Pianta Parigi

Pianta zona A

Pianta zona A

Pianta zona B

Pianta zona B

Pianta zona C

Pianta zona C

Pianta metropolitana Parigi

Ostello dell'esercito della salvezza
Ostello dell’esercito della salvezza

 

 

 

Quanto si trova di seguito è un breve itinerario (da compiersi in un week-end) sui passi di Le Corbusier, uno dei massimi maestri dell’architettura del XX secolo.

Si tratta di pochi edifici che appartengono a due importanti periodi stilistici dell’architetto, quello degli inizi e quello postbellico, ma  sufficienti per avere un chiaro panorama di tutta la sua opera.

Per facilitare la visita riducendo al minimo gli spostamenti si sono raggruppati gli edifici in diverse zone (zona A, zona B, zona C) per vicinanza geografica, trascurando dunque la vicinanza stilistica e temporale.

 

ZONA A

 1- MAISONS LA ROCHE-JEANNERET

Anno di realizzazione: 1923

Breve descrizione: Si tratta di due case accostate, una progettata per suo fratello Albert Jeanneret, l’altra per il banchiere La Roche.

Si ritrovano qui, per la prima volta, i principi fondatori della sua architettura: pilotis, tetto giardino, pianta libera. La razionalità del disegno della facciata (sviluppato attraverso il sistema delle “traces regolateurs”) diventa manifesto di tutta la sua opera.

Dal 1971 ospita la “Fondation Le Corbusier” (www.fondationlecorbusiers.asso.fr) che raccoglie scritti e disegni dell’architetto e fornisce utili indicazioni per la visita delle altre sue opere.

Ubicazione: Square Dr. Blanche

Come arrivare: Metropolitana  linea 9 – fermata Jasmin

 

2- CASA AD APPARTAMENTI

Anno di realizzazione: 1930-32

Breve descrizione: primo edificio ad appartamenti progettato da Le Corbusier.

Le pareti sono quasi esclusivamente vetrate , particolarità questa, dovuta alla localizzazione in uno spazio circostante aperto e verde.

L’architetto risiedeva all’ultimo piano di questo edificio.

Ubicazione: 24, Rue Nungesser-et-Coli

Come arrivare: Metropolitana Metropolitana  linea 9 – fermata Miche-Ange Molitor

 

 

 

ZONA B

 3- MAISON OZENFANT

Anno di realizzazione: 1922

Breve descrizione: è la prima opera del Maestro. La casa fu costruita per il pittore Ozenfant con cui Le Corbusier collaborò a lungo. Sebbene meno complessa delle case La Roche e Jeanneret si ritrovano già alcune caratteristiche della sua ricerca: la facciata libera, ampie finestrature ed elementi standardizzati.

Ubicazione: 53, Avenue Reille

Come arrivare: RER B – fermata Cité Universitaire

 

 4- PADIGLIONE SVIZZERO

Anno di realizzazione: 1930-32

Breve descrizione: è l’edificio anticipatore delle Unités d’Abitation. E’ composto da una stecca lineare in cemento elevata su grandi pilastri che si contrappone al volume alto e curvo che contiene le scale.

 

    PADIGLIONE DEL BRASILE

Anno di realizzazione: 1957-59

Breve descrizione: Fu realizzato in collaborazione con il brasiliano Lucio Costa. Questo edificio diventa espressione dello stile “brutalistico” lecorbusierano. Anche in questo caso l’ambiente adibito ad ingresso risulta più libero e fortemente contrapposto alla rigidezza del corpo principale.

Ubicazione: Cité Internationale Universitaire

Come arrivare: RER B – fermata Cité Universitaire

 

 

ZONA C

 5- OSTELLO DELL’ESERCITO DELLA SALVEZZA

Anno di realizzazione: 1931-33

Breve descrizione: l’edificio è formato da un corpo principale stretto e lungo che racchiude  refettori, cucine e dormitori ( di cui gli ultimi due piani, con finestre con diversa esposizione, divisi in stanze riservate a madri con bambini) con copertura a solarium e da un corpo più basso, circolare, collegato al portico di ingresso, che contiene servizi di ricevimento, uffici e biblioteca.

Ubicazione: Rue Cantagrel

Come arrivare: Metropolitana linea 14 – fermata Bibliotheque Francois Mitterrand

 

6- MAISON PLAINEX

Anno di realizzazione: 1927

Breve descrizione: l’edifico comprende due studi e un garage a piano terra, un appartamento al piano primo e un altro studio al piano secondo. Una passerella conduce dall’appartamento al giardino retrostante 8ad un livello diverso) e una scala esterna congiunge gli studi ai diversi livelli.

Ubicazione: Boulevard Masséna

Come arrivare: Metropolitana linea 7 – fermata Porte d’Ivry

Laura Moretti

28.12.2009 h 10:24

LONDRA – SOUTH BANK

Sforzarsi di conciliare le molteplici facce di Londra è un impresa a dir poco complessa, infatti la città sembra trovarsi sempre un passo avanti a chiunque vi si cimenti. Chi si aspettasse di trovare solo la  formalità che aleggia intorno a Buckingham Palace o la sontuosità del Palace of Westminster (capolavoro dello stile neo-gotico) rimarrà sconcertato dirigendosi nel West End, per tradizione la zona centrale di Londra, che ne svela immediatamente l’anima mutevole e caotica . Allo stesso modo, chi spera di trovarvi la moderna capitale europea della moda, della musica e delle arti non potrà che rimanere sorpreso nel constatare che i taxi sono ancora neri, gli autobus a due piani e le cassette delle lettere sono ancora di colore rosso e che la vita nella City non è cambiata da un secolo a questa parte ed è proprio questo accostamento di stili diversi che rende Londra una città intensa e vitale.

A differenza di molte capitali europee, Londra non è mai stata una città progettata a tavolino, come ad esempio Parigi, ma è semplicemente cresciuta da sé. Questo ha comportato delle problematiche non indifferenti: dal  piano dei trasporti, agli alloggi, per non parlare della alienazione sociale, al quale hanno contribuito zone abbandonate allo squallore urbano. Ed è proprio negli ultimi anni che le scelte urbanistiche e logistiche dell’amministrazione comunale, ha permesso di recuperare grandi aree e di dare una nuova vitalità alla città.

Vorrei porre l’attenzione proprio in una di queste zone che, secondo me, rappresenta la parte più suggestiva ed interessante della nuova Londra:  South Bank .

Nessun altro luogo di Londra rappresenta meglio  il nuovo volto della città dell’ex sponda “sbagliata” del Tamigi, che in meno di un decennio da zona depressa (basti pensare che i registi si servivano dei vicoli malandati di South Bank come sfondo per le trame più torbide), è stata trasformata in un quartiere moderno e vivace. Grazie a quella che è stata definita un ambiziosa “visione di rigenerazione urbana” del consiglio comunale locale, si sono insediate due delle icone londinesi del XXI secolo: la London Eye sorta di fronte al Parlamento neogotico di Westminster  e la vecchia Bankside Power Station, oggi sede della Tate Modern di Herzog e De Meuron proprio davanti a St Paul’s Chathedral.

Appena usciti dalla metropolitana ci si trova davanti la maestosità e la bellezza dell’House of Parliament con la sua costruzione più famosa, la Clock Tower (dette Big Ben), i suoi rintocchi portano alla memoria immagini di vecchi film in bianco e nero con una città deserta e avvolta dalla nebbia. Attraversato il Tamigi e dirigendosi verso la London Eye quello che si presenta ai nostri occhi è il nuovo sky-line della città. Percorrendo la sponda meridionale del fiume si possono ammirare da una parte, i nuovi paesaggi urbani in cui le tradizionali strutture dell’epoca industriale sono nate a nuova vita, come la Oxo Tower in stile Art Deco, il cui progetto di recupero di Alex Lifschutz ed Ian Davidson (due giovani architetti provenienti dallo studio di N.Foster+Partners) ha vinto numerosi premi, mentre dall’altra abbiamo una Londra che punta letteralmente in alto. Infatti, dopo la popolarità del grattacielo 30 St Mary Axe di Sir Norman Foster + Partners, inaugurato nel 2004 e soprannominato dagli inglesi “il cetriolo”, la città si è convinta nel progettare altre strutture di altezza vertiginosa che andranno a modificare il profilo dei quartieri finanziari della City fino alle Docklands e Canary Wharf.

Proseguendo si arriva nella zona di Bankside, un tempo una delle più malfamate di Londra, dove in epoca elisabettiana si trovavano locande di ogni tipo, arene per combattimenti di cani e bordelli. Oggi è il quartiere più alla moda presso i londinesi più facoltosi, ed il pezzo forte del suo rinnovamento è la trasformazione di una centrale elettrica in disuso in prestigiosa galleria d’arte, la Tate Modern (entrare nelle Turbine Hall lascia senza fiato) ed il magnifico Millennium Bridge (anche dopo la sua fallimentare inaugurazione) di Sir Norman Foster + Partners.

Avvicinandoci al Tower Bridge si entra nei quartieri di Borough e Bermondey, tra le zone più modaiole della città ed è qui che troviamo, oltre a loft esclusivi, ristoranti e negozi chic, la risposta londinese al Reichstag di Berlino, la nuova City Hall sempre di Sir Norman Foster + Partners, che crea nuovi paesaggi in quella che una volta era un’area trascurata del Tamigi e che dialoga perfettamente con la Tower of London, grande complesso medievale sede dei “più famosi” gioielli della Regina.

In queste poche righe, che non vogliono essere una guida turistica, ho cercato di schematizzare come  scelte “intelligenti” e molte volte coraggiose a livello urbanistico ed architettonico, possano dare alle nostre città una nuova immagine e vitalità, andando molte volte contro il “sistema” di chi guarda, erroneamente , al profitto e non alla qualità.

Daniela Belelli

18.12.2009 h 18:49

BARCELLONA E GAUDI’

Non si può parlare di Barcellona senza pensare al suo più grande architetto: Antonì Gaudì, che ha lasciato edifici unici che si innestano in un tessuto cittadino e urbano in continua crescita ed evoluzione.

L’impronta modernista corre lungo tutta la città, esplicitandosi e raggiungendo l’apice in alcuni capolavori architettonici: Casa Batllò (1904-1906), Casa Milà, comunemente nota come Pedrera, (1906-1910), la Sagrada Familia opera ancora in costruzione e il Parco Guell (1900-1914).

Nella progettazione e costruzione di questi edifici il genio di Gaudì raggiunge l’apoteosi lasciando lo spettatore esterrefatto, quasi immerso in una sorta di dimensione onirica dove le forme sinuose conducono la mente in luoghi lontani e il colore rievoca mondi inesplorati misti ad atmosfere di vita vissuta.

Iniziando un tour per la città catalana ci imbattiamo in Casa Milà commissionata dall’omonimo mecenate.

Questo poderoso edificio civile è una delle più ardue sfide affrontate da Gaudì nel corso della sua carriera, infatti la casa si inarca seguendo i contorni delle due strade nelle quali è ubicata occupando una superficie di circa 1000 metri quadri.

La cosa che subito cattura lo sguardo è la facciata originalissima che si potrebbe paragonare a delle ripide pareti di pietra, da qui il nome Pedrera,  nelle quali tribù africane si sono scavate le loro abitazioni cavernicole, oppure ad un favo opera di api laboriose.

Quest’ultima è caratterizzata da un andamento sinuoso e da una superficie porosa, con lavoratissime balconate in ferro battuto che la percorrono per tutta la sua lunghezza. Salendo fino al tetto, si ha una strabiliante visione; una serie di camini rievocano maschere tribali e stretti camminatoi ripercorrono le medesime forme dell’edificio, avendo l’impressione di trovarsi a passeggiare non in una casa ma sulla vetta di una enorme scultura realizzata con morbido materiale modellato sapientemente con le dita.

Proseguendo per Paseo de Graçia, viale chic della città ci si imbatte, a poca distanza dalla precedente abitazione, in Casa Batllò incastonata perfettamente tra palazzi moderni e negozi alla moda.

La prima cosa che attira l’attenzione sono le possenti colonne che fanno pensare alle zampe di un elefante, mentre il tetto rievoca con le sue linee a zig- zag la spina dorsale di un dinosauro.

Nel mezzo si erge una facciata provvista di piccoli balconi eleganti e arrotondati che sembrano nidi d’uccello incollati ad una parete di roccia.

Inoltre il livello cromatico della facciata cattura  e rapisce lo sguardo attraverso la tecnica del trecandis che la frammenta rievocando squame di pesce.

La stessa sensazione di morbidezza e naturalezza è presente anche nella realizzazione architettonica dell’interno, dalle finestre alle porte, dalle scale ai soffitti.

Il nostro viaggio si conclude di fronte al simbolo della città, e forse opera più ambiziosa dei Guadì: la Sagrada Familia.

L’impatto con questa poderosa struttura toglie il fiato, l’area decadente le conferisce un fascino al di fuori dello spazio e del tempo, echeggia tutto intorno una spiritualità gotica e misteriosa.

È senz’altro il culmine dell’opera del geniale Gaudì incentrata per la maggior parte su una forte simbologia cristiana e che tutt’oggi impegna architetti e ingegneri da tutto il mondo chiamati in causa per la conclusione dei lavori, che ha generato anche accesi dibattiti.

Punto focale che rapisce l’attenzione sono le guglie che si slanciano percorse da una spirale di finestre che creano un  movimento di tensione verso l’alto coinvolgendo anche chi guarda, mentre i pinnacoli che le sormontano assomigliano a delle mitre di grandi dimensioni.

A conclusione di questa breve panoramica possiamo dedurre che la città di Barcellona e il suo più grande architetto sono da considerare come un binomio inscindibile e unico, nel quale novità e genialità e storia si fondono per dar vita ad un assetto urbano originale e unico in Europa.

Stefano Duranti

06.11.2009 h 17:24

CALIFORNIA 2009

Il viaggio si articola lungo le tre principali città californiane, da San Francisco sulla costa pacifica fino a Los Angeles e San Diego, quest’ultima a confine col Messico. San Francisco offre ai suoi visitatori molteplici spazi e luoghi architettonici di interesse, a cominciare dalla “new Academy of Science” progettata da Renzo Piano e situata all’interno del Golden Gate Park. Il parco ospita anche il “Fine Arts Museums” di Herzog & de Meuron, realizzato nel 2005 e rappresenta uno dei più grandi musei degli Stati Uniti. Agli spazi e distanze a cui spesso non siamo abituati, San Francisco riesce però a mantenere uno stretto contatto con l’individuo, in cui ogni cosa risulta facilmente accessibile e visitabile senza necessariamente possedere un mezzo di trasporto privato cosa che invece risulta fondamentale a Los Angeles. Qui le architetture si stagliano su un territorio molto più ampio e più difficilmente raggiungibili. Ma superato questo piccolo ostacolo impressionanti capolavori di Frank Ghery, di Thom Mayne dei Morphosis, di Rafael Moneo, di Herzog e de Meuron, dei Coop Himmelb(l)au ecc, solo per citarne alcuni, ripagano della fatica subita. Lungo l’asse storico della grand avenue si collocano nella downtown di Los Angeles la nuova “High school #9” dei  Coop Himmelb(l)au, scuola dedicata all’insegnamento dell’arte dello spettacolo, la cattedrale di Nostra Signora degli Angeli di Moneo e la Walt Disney concert Hall di Ghery. Di particolare interesse visitativo il Caltrans District per poter ammirare il “California Department of Transportation” ed il “Federal Building” dei Morphosis.

Alessandro Franca

Alessandro Franca

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