09.02.2010 h 15:22

TUTELA DEL DIRITTO D’AUTORE vs QUALITA’ ARCHITETTONICA

Colgo lo spunto per questa breve riflessione, dalla lettura nel numero di gennaio 2010 de ‘il Giornale dell’Architettura’, dell’articolo inchiesta titolato ‘Tutela del diritto d’autore’ relativo al progetto nell’opera di architettura.

Svolgendo la professione di architetto da più di quindici anni mi sono più volte imbattuto nella necessità e nel desiderio che il progetto del momento, commissionato al mio Studio, venisse realizzato così come da noi ideato e sviluppato, anche a seguito di un serio confronto con il ‘committente’. Purtroppo però si sa che l’iter di un progetto, dalla sua ideazione alla realizzazione finale, non sempre segue un percorso lineare coerente. Sempre più infatti, da parte della ‘committenza’, intervengono scelte che portano a modificare in tutto o in parte (ovviamente quella sostanziale) il progetto o il manufatto in corso di realizzazione. Mi riferisco chiaramente a progetti (per lo più definitivi) che sono già stati accettati dal committente ed approvati dall’Ufficio tecnico comunale competente, quindi oggetto di rilascio di permesso di costruire.

Questo è tanto più vero quando il ‘committente’ è una impresa di costruzioni o una società immobiliare. La maggior parte di esse infatti persegue scelte che non tengono in minima considerazione la qualità architettonica e tecnologica del progetto e conseguentemente del futuro manufatto; inseguendo con parossistica brama il solo obbiettivo di vendita, spinti da quell’onda ‘speculativa’ che fino ad un paio di anni fa, purtroppo, ha caratterizzato il nostro settore. Consapevoli anche del fatto che, come è noto, l’utente finale acquisterà a prescindere, purché la cifra rimanga all’interno del budget prestabilito. Unico parametro posto per la scelta é il rapporto costo/mq. Ma di cosa?

Questa logica ha portato ad un progressivo imbarbarimento della ‘committenza’, che dal canto suo era già piuttosto digiuna di ‘cultura del progetto’, il quale era inteso solamente come seriale perpetuazione di scelte e tecniche già attuate in passato, ed in ragione di questo replicabili all’infinito.

Il risultato di queste operazioni di ‘mediazione’, a volte turbolente, è un edificio ‘ibrido’ che in quanto tale non rispecchia più le previsioni del progetto definitivo approvato, ma nemmeno le volontà di annichilimento promosse dal committente che puntano esclusivamente al puro abbattimento dei costi finalizzato al maggior utile.

Non credo che la soluzione risieda solamente nel ricorso alla Legge n°633/41 (Protezione del diritto di autore e di altri diritti connessi al suo esercizio), che forse non ha la peculiarità di tutelare la coerenza di scelte progettuali conseguenti ad attente valutazioni di natura culturale, tecnica, economica, etica; anche perché il ricorso a tale legge avverrebbe per mezzo di figure professionali che nulla hanno a che vedere con la cultura del progetto (giudici ed avvocati).

Mi domando quindi se oltre a rendere nota ed attuare la tutela del progetto (in ogni sua fase di avanzamento), sia ancor più importante ed improcrastinabile diffondere cultura architettonica, farne capire l’importanza all’utente finale (il fruitore di un immobile) affinché egli possa porre le giuste richieste alle imprese costruttrici ed alle società immobiliari, imporre il suo ruolo nel mercato: fare selezione.

Credo inoltre che un’importante sforzo debba essere fatto da tutti noi progettisti, lavorando in primo luogo nella continua formazione professionale di noi stessi, al fine di caratterizzare il nostro lavoro di ricerca ed innovazione, ponendo in atto un confronto costruttivo con la realtà nella quale il progetto sarà realizzato. Dobbiamo sempre ricordare che il risultato del nostro lavoro sarà sempre e comunque un opera costruita, che come tale avrà un impatto e nell’ambiente, alterandone anche se in modo ridotto le sue caratteristiche originarie per decenni, e poi nella società poiché la qualità delle scelte proposte dialogherà e contribuirà nel bene o nel male ad innescare relazioni sociali. Il nostro obbiettivo sarà anche quello di progettare tutelando l’ambiente e contribuire innescare relazioni di qualità.

Altro importante strumento a disposizione è quello della divulgazione del progetto, farlo conoscere il più possibile attraverso convegni pubblicazioni, siti web ed altro, comunicare quali sono state le istanze e le elaborazioni che hanno prodotto quel determinato progetto, spiegarne le scelte, il ricorso a determinate funzioni ed in seguito materiali costruttivi.

In sostanza credo che oltre a ricorrere ad uno strumento legislativo che ‘protegga’ e renda riconoscibile il nostro progetto, sia prima necessario fare di tutto per arrivare a produrre un ‘progetto’ di qualità e far sì che tale valore aggiunto sia comprensibile per poi essere apprezzato.

Marco Battistelli

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