18.12.2009 h 18:49

BARCELLONA E GAUDI’

Non si può parlare di Barcellona senza pensare al suo più grande architetto: Antonì Gaudì, che ha lasciato edifici unici che si innestano in un tessuto cittadino e urbano in continua crescita ed evoluzione.

L’impronta modernista corre lungo tutta la città, esplicitandosi e raggiungendo l’apice in alcuni capolavori architettonici: Casa Batllò (1904-1906), Casa Milà, comunemente nota come Pedrera, (1906-1910), la Sagrada Familia opera ancora in costruzione e il Parco Guell (1900-1914).

Nella progettazione e costruzione di questi edifici il genio di Gaudì raggiunge l’apoteosi lasciando lo spettatore esterrefatto, quasi immerso in una sorta di dimensione onirica dove le forme sinuose conducono la mente in luoghi lontani e il colore rievoca mondi inesplorati misti ad atmosfere di vita vissuta.

Iniziando un tour per la città catalana ci imbattiamo in Casa Milà commissionata dall’omonimo mecenate.

Questo poderoso edificio civile è una delle più ardue sfide affrontate da Gaudì nel corso della sua carriera, infatti la casa si inarca seguendo i contorni delle due strade nelle quali è ubicata occupando una superficie di circa 1000 metri quadri.

La cosa che subito cattura lo sguardo è la facciata originalissima che si potrebbe paragonare a delle ripide pareti di pietra, da qui il nome Pedrera,  nelle quali tribù africane si sono scavate le loro abitazioni cavernicole, oppure ad un favo opera di api laboriose.

Quest’ultima è caratterizzata da un andamento sinuoso e da una superficie porosa, con lavoratissime balconate in ferro battuto che la percorrono per tutta la sua lunghezza. Salendo fino al tetto, si ha una strabiliante visione; una serie di camini rievocano maschere tribali e stretti camminatoi ripercorrono le medesime forme dell’edificio, avendo l’impressione di trovarsi a passeggiare non in una casa ma sulla vetta di una enorme scultura realizzata con morbido materiale modellato sapientemente con le dita.

Proseguendo per Paseo de Graçia, viale chic della città ci si imbatte, a poca distanza dalla precedente abitazione, in Casa Batllò incastonata perfettamente tra palazzi moderni e negozi alla moda.

La prima cosa che attira l’attenzione sono le possenti colonne che fanno pensare alle zampe di un elefante, mentre il tetto rievoca con le sue linee a zig- zag la spina dorsale di un dinosauro.

Nel mezzo si erge una facciata provvista di piccoli balconi eleganti e arrotondati che sembrano nidi d’uccello incollati ad una parete di roccia.

Inoltre il livello cromatico della facciata cattura  e rapisce lo sguardo attraverso la tecnica del trecandis che la frammenta rievocando squame di pesce.

La stessa sensazione di morbidezza e naturalezza è presente anche nella realizzazione architettonica dell’interno, dalle finestre alle porte, dalle scale ai soffitti.

Il nostro viaggio si conclude di fronte al simbolo della città, e forse opera più ambiziosa dei Guadì: la Sagrada Familia.

L’impatto con questa poderosa struttura toglie il fiato, l’area decadente le conferisce un fascino al di fuori dello spazio e del tempo, echeggia tutto intorno una spiritualità gotica e misteriosa.

È senz’altro il culmine dell’opera del geniale Gaudì incentrata per la maggior parte su una forte simbologia cristiana e che tutt’oggi impegna architetti e ingegneri da tutto il mondo chiamati in causa per la conclusione dei lavori, che ha generato anche accesi dibattiti.

Punto focale che rapisce l’attenzione sono le guglie che si slanciano percorse da una spirale di finestre che creano un  movimento di tensione verso l’alto coinvolgendo anche chi guarda, mentre i pinnacoli che le sormontano assomigliano a delle mitre di grandi dimensioni.

A conclusione di questa breve panoramica possiamo dedurre che la città di Barcellona e il suo più grande architetto sono da considerare come un binomio inscindibile e unico, nel quale novità e genialità e storia si fondono per dar vita ad un assetto urbano originale e unico in Europa.

Stefano Duranti

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